Proiezione su Tina Modotti
Que viva Tina! di Silvano Castano (Cinemazero -La Cineteca del Friuli)
Un viaggio necessario ed entusiasmante nell'"universo Tina Modotti"
Sono trascorsi cento anni dalla nascita di Tina Modotti, ma la sua opera continua ad affascinare e a rapire gli sguardi. L'esperienza di vedere una fotografia dell'artista udinese è bruciante per gli occhi: è come se, racchiusi nei suoi scatti, ci fossero i lampi di una vitalità esuberante, ma fugace e disperata poichè vittima degli eventi. Il fato non è stato grato nei confronti di Tina Modotti: nella notte fra il 5 e il 6 gennaio 1942, quando aveva soli 46 anni, una congestione l'ha rapita dal mondo, rendendolo privo di una voce forte e coraggiosa. Molto si è detto sulle modalità della sua scomparsa, ipotizzando un omicidio a movente politico, ma nulla di definitivo si è mai saputo. Sulla sua morte Neruda ha scritto versi memorabili, che sopravvivono, nella loro struggente bellezza, incisi sulla tomba della fotagrafa nello sterminato cimitero di Città del Messico. Cinemazero si è da sempre interessato alla vasta produzione di quest'artista, focalizzando l'attenzione sul periodo messicano, quello più intenso e graffiante della sua opera, senza però tralasciare il resto della sua breve ma feconda carriera. Negli archivi fotografici dell'associazione sono custodite diverse mostre tratte da negativi originali, molte delle quali hanno girato e continuano a girare il mondo, materiali inediti e meno conosciuti, frutto di ricerche in Italia, Russia, Germania, Cuba, Messico, Spagna e Francia. La stessa Mediateca Pordenone di Cinemazero possiede un "Fondo Tina Modotti" con alcune centinaia di pubblicazioni, italiane ed estere, dedicate all'artista. In occasione del centenario della nascita, con la volontà di testimoniare ancora nel tempo il talento della fotografa udinese, Cinemazero pubblica, insieme alla Ripley's Home video, con la partecipazione de La cineteca del Friuli e il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, un dvd particolarissimo, ricco di contenuti, intitolato Que viva Tina! All'interno sono racchiusi tre tesori: il documentario (1997) omonimo, inedito in Italia, diretto da Silvano Castano, documentarista francese; Tiger's coat (Pelle di tigre), il film hoolywoodiano del 1920 che vede la Modotti come attrice protagonista; una ricca galleria fotografica tratta dagli archivi di Cinemazero e curata da Piero Colussi e Gianni Pignat. Per quel che riguarda il lavoro di Castano, si tratta del frutto di una puntigliosa ricerca durata molti anni, passati fra archivi di mezzo mondo, collezionando documenti, testimonianze e, ovviamente fotografie. Nel documentario si ripercorre la vicenda umana e artistica della Modotti, passando dal periodo friulano a quello hollywoodianio, da quello messicano a quello russo, per arrivare alla Spagna e ritornare infine alla tragica Città del Messico. È un autentico viaggio nella vita avventurosa e girovaga della fotografa friulana, dove non solo i luoghi hanno il loro significato: Roubaix de l'Abrie detto Robo, Diego Rivera, Alfaro Siquieros, Josè Clemente Orozco, Julio Antonio Mella, Vittorio Vidali, appaiono come compagni di viaggio, di avventura e talvolta d'amore dell'artista. Ciò che rende poi il lavoro particolarmente degno di nota, è la scelta di Castano di utilizzare molte foto scattate da Edward Weston e altri che ritraggono Tina Modotti: un curioso cortocircuito, uno sguardo particolarissimo, dunque, su un'artista che ha basato tutto il suo mondo creativo sull'osservazione e sul punto di vista. Un autentico viaggio all'interno dell'"universo" Tina Modotti", uno sguardo necessario ed entusiasmante.
di Riccardo Costantini
The Tiger's Coat di Roy Clements - 1920
Documento cinematografico unico, in quanto sola prova sopravvissuta alle ingiurie del tempo della parentesi hollywoodiana di Tina Modotti. La versatile artista, protagonista del film nel ruolo di una mistificatrice messicana e lanciata sui giornali dell'epoca come una bellezza sensuale ed esotica, adotta una recitazione incentrata sull'espressività del volto, più contenuta rispetto a quella delle divine del muto, confermando così la sua modernità artistica che si esprimerà definitivamente con la fotografia.